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Io e il mio lavoro

Trovare il coraggio di parlare dell’artrite reumatoide con il proprio datore di lavoro

Manca davvero poco all’estate e le giornate si fanno sempre più lunghe e luminose. Ma parliamo invece delle giornate buie in cui faccio davvero fatica ad andare al lavoro perché al risveglio mi sento esausta, sono pervasa da forti dolori e le mie articolazioni si irrigidiscono. Odio quei giorni: raggiungere l’ufficio mi sembra quasi impossibile.

Quando ho detto ai miei colleghi di lavoro che mi era stata diagnosticata l’artrite reumatoide, hanno impiegato un po’ di tempo ad abituarsi alle sfide immani e talvolta sorprendenti che devo affrontare per svolgere il mio lavoro. Credaro di aver finalmente raggiunto un buon traguardo, ma non è stato facile arrivarci. Ogni paziente è diverso dagli altri e il livello di adattamento necessario sul lavoro varia in funzione del tipo di occupazione.

Quando mi è stata diagnosticata l’artrite reumatoide, ho deciso che avrei sicuramente continuato a lavorare fino a quando mi fosse stato possibile. Ma non posso fingere che sia stato facile. A volte, ho delle riacutizzazioni così forti che non riesco ad alzarmi dal letto. È proprio in questo tipo di giornate che il mio capo e i miei colleghi mi hanno vista in difficoltà. Ma non riuscivano a capire quale fosse il problema…

Gradualmente, ho notato che iniziavano a sollevarmi da alcune parti del lavoro senza una reale spiegazione e senza alcuna discussione a tale proposito. Inoltre, i colleghi facevano commenti sulla mia stanchezza o sulle numerose visite mediche che dovevo effettuare.

Erano a conoscenza della mia diagnosi di artrite reumatoide, ma non capivano realmente cosa volesse dire. Era chiaro che temevano che non riuscissi a lavorare bene come prima. Certamente non stavo avanzando professionalmente, anzi mi sentivo bloccata, e questo mi rattristava e mi trasmetteva una sensazione di fallimento.

Dovevo fare qualcosa per impedire che l’artrite reumatoide mi sottraesse un’altra parte importante della mia vita. Non volevo sentirmi impotente al lavoro a causa della mia malattia. Sono più forte di così. Nella vita ci sono cose che non si possono evitare e altre che invece si possono evitare. Dovevo affrontare questo problema e trovare un modo per migliorare la mia vita in ufficio.

Così, un giorno in cui mi sentivo un po’ come Wonder Woman, sono andata dalla mia responsabile e le ho spiegato cosa significasse REALMENTE soffrire di artrite reumatoide: le articolazioni infiammate, dolenti e rigide, l’affaticamento, lo sforzo necessario per fare le scale e le riacutizzazioni, ma anche la mancanza di comprensione e la riluttanza dell’ambiente di lavoro a capire gli adattamenti di cui avevo bisogno. La mia responsabile mi ha sorpresa dimostrando grande empatia e scusandosi per non essere riuscita a capire realmente la mia malattia.

Non volevo sentirmi impotente al lavoro a causa della mia malattia. Sono più forte di così. Nella vita ci sono cose che non si possono evitare e altre che invece si possono evitare. Dovevo affrontare questo problema e trovare un modo per migliorare la mia vita in ufficio.

Insieme, abbiamo stilato dei piani per consentirmi di progredire nella mia carriera professionale e mantenere le mie responsabilità, ottenendo però una maggiore flessibilità relativamente agli incarichi e alle scadenze. Il mio datore di lavoro ha inoltre consultato il mio terapista occupazionale per assicurarsi che avessi a disposizione una scrivania ergonomica e una postazione di lavoro idonea alle mie esigenze. Questo piccolo cambiamento relativo al mio ambiente di lavoro ha già iniziato a produrre un effetto positivo su come mi sento al lavoro.

Ricorda che il tuo medico sosterrà la tua decisione di continuare a lavorare, ma se hai bisogno di una riduzione di orario, potrà anche fornirti la documentazione da presentare al tuo datore di lavoro.

Se i sintomi dovessero aggravarsi sensibilmente, il medico potrà anche aiutarti ad assentarti dal lavoro. Ti consiglio di evitare di apportare modifiche permanenti alla tua carriera professionale o a ridurre l’orario di lavoro nei primi sei mesi successivi alla diagnosi. Concediti il tempo necessario per imparare a gestire la malattia prima di introdurre dei cambiamenti sul lavoro.

Hai mai la sensazione che qualcosa che hai fatto possa influenzare notevolmente la tua vita? Questa è la sensazione che ho avuto quando mi sono rivolta alla mia responsabile e sono molto felice di aver trovato il coraggio di farlo.


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