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Come adattare la vita lavorativa all’artrite reumatoide

La mia vita prima dell’artrite reumatoide? Avevo un classico orario da ufficio e una giornata molto impegnativa. Uscivo di corsa dal lavoro per andare a prendere i bambini in piscina, alla pista di hockey, a casa di amici o alle recite scolastiche. Ero sempre molto indaffarato fino a quando un giorno mi sono sentito esausto (nonostante le quattro tazze di caffè bevute nell’arco della giornata), ho percepito un forte dolore alle articolazioni, i miei piedi sono diventati gonfi e dolenti e le mie dita hanno smesso di rispondere ai miei comandi. Durante il mio abituale tragitto verso l’automobile, ho avuto la sensazione di dover attraversare con fatica una palude di fango. Qualche giorno dopo, il medico ha confermato la mia diagnosi: artrite reumatoide.

A quel punto, la mia mente è stata attraversata da molti pensieri. Una delle mie principali preoccupazioni era il lavoro. Gestisco un team e sono spesso sotto pressione. Temevo che se l’affaticamento fosse proseguito o peggiorato, non sarei riuscito a tenere il passo. Non volevo fallire sul lavoro. Se non avessi lavorato al meglio, sarei stato licenziato. Senza un lavoro, non sarei stato in grado di pagare il mutuo o finanziare l’istruzione dei miei figli e permettermi di sostenere aspetti di tipo sanitario. Le prime settimane dopo la diagnosi sono state terribili. Ero molto stressato e preoccupato e questo non faceva altro che peggiorare i miei sintomi. Sarei stato licenziato o sarei dovuto andare in pensione prima del previsto?

Dovevo fare qualcosa e decisi quindi di chiedere consiglio a un terapista occupazionale e al mio medico relativamente alla mia situazione.

Il consiglio migliore che ho ricevuto è di parlare apertamente della mia malattia. Sono felice di averlo fatto perché in questo modo sono riuscito ad accettare la mia diagnosi e ho imparato che non devo lasciare che la malattia cambi la mia vita, ma devo certamente adattarmi.

Ho scoperto dal mio medico e dalle associazioni di pazienti che ho diritto a un sostegno nell’ambiente di lavoro che mi permetta di lavorare in modo più confortevole. Quindi ho trovato il coraggio di comunicare la mia diagnosi al mio superiore e poi al reparto Risorse Umane. Entrambi mi hanno offerto grande sostegno e insieme abbiamo parlato di come rendere più flessibile il mio orario di lavoro. Le mie riacutizzazioni sono peggiori al mattino, quindi ora ho la possibilità di non dover faticare per recarmi al lavoro. Posso lavorare in modalità remota, fare telefonate da casa e svolgere la mia giornata lavorativa in un ambiente più confortevole. Nei giorni in cui mi sento bene, vado con piacere in ufficio dove ho una postazione ergonomica che mi fornisce tutto il supporto necessario.

Dato che ora sono meno presente in ufficio, il mio ruolo è cambiato. Il dialogo onesto instaurato con il mio superiore e con il reparto Risorse Umane mi ha permesso di comunicare il grado di soddisfazione lavorativa e l’avanzamento professionale che volevo mantenere, ma anche di chiarire che sarei stato meno presente. Abbiamo convenuto che un ruolo maggiormente improntato alla consulenza mi avrebbe concesso una maggiore flessibilità e avrebbe ridotto la pressione associata alle scadenze e ai carichi di lavoro, offrendomi comunque le opportunità di formazione e pensiero strategico che mi hanno sempre appassionato. Non è stato facile abbandonare alcune aree del lavoro e rinunciare alla gestione diretta di un team, ma ora sono coinvolto in vari progetti e supervisiono le strategie; questo è ottimo per il mio sviluppo professionale e mi fa sentire parte di una squadra.

Ho scelto di continuare a lavorare perché la mia professione è una parte importante di me, ma a volte l’AR rende tutto difficile. A seconda della gravità dell’artrite reumatoide e della situazione finanziaria esistente, l’opzione migliore può essere il pensionamento anticipato, il lavoro part time o l’adattamento dell’orario di lavoro.

Ci sono ottimi modi per godersi il tempo libero offerto dal prepensionamento e dal lavoro part time, ma se sei come me e hai bisogno di continuare a lavorare, esistono REALMENTE delle opzioni per adattare la tua situazione e gestire l’affaticamento e il dolore.

Decidi cosa è meglio per te e cerca il supporto necessario per compiere la tua scelta.


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